giovedì 7 settembre 2017
martedì 5 settembre 2017
Cenere
Da qualche parte in Inghilterra, durante un inverno di tanti anni fa, venne trovata una bambina di circa cinque anni, nascosta in un angolo di strada a tremare, raggomitolata. La donna che la trovò non era una persona cattiva, e il suo timore di incontrare sconosciuti pericolosi scemò di fronte ad una creatura infreddolita. Le chiese quale fosse il suo nome, e dove si trovasse la sua famiglia, ma lei non seppe rispondere, perché non lo ricordava. La donna, allora, la portò nella propria casa, un luogo buio ma caldo, solitario ma accogliente; la sfamò e la lavò, e cercò di saperne di più, ma la bambina non seppe dirle nulla. Decise allora di farla dormire lì, e quando suo marito tornò gli domandò di fare piano, per non svegliarla. Anche lui era una brava persona, ma sapeva che non potevano permettersi di mantenere quella bambina, sebbene leggesse questo desiderio negli occhi della donna, che amava i bambini e ne desiderava uno da tanto tempo. Disse alla moglie che sarebbe stata da loro per un po', ma che avrebbero avvertito di aver accolto una bambina scomparsa e che se nessuno l'avesse riconosciuta come sua l'avrebbero mandata in orfanotrofio. Con dolore, la donna accettò, e così trascorsero i giorni, e le settimane, e la notizia passò di villaggio in cittadina. Nessuno diede segno di avere mai dato alla luce quella bambina, e con un sacchetto di regali dovettero lasciarla davanti a quel decrepito edificio pieno di tristi cuccioli, promettendo che sarebbero tornati a trovarla, di tanto in tanto.
Qui sì che c'erano cattive persone. Ai bambini venivano richiesti continui lavoretti, in cambio di grida e botte, magri pasti e scomodi letti. Lei, comunque, non parlava mai. Piangeva, e sopportava ogni pugno, ogni cinghiata, ogni sera passata nel letto con gli occhi sgranati, insonne per la fame. Non ribatteva... se non con lo sguardo. Non aveva un nome, ma i suoi occhi la rendevano inconfondibile: era come se potessero dare fuoco a chiunque guardasse. Anche volendo, non riusciva a controllarli, scatenando la ferocia di tutti gli animi vendicativi, che la tacciavano di insolenza e gliela facevano pagare duramente.
Ma crebbe in fretta, e con lei le sue ferite, la sua rabbia... la sua voglia di distruggere tutto. Cominciò a dire ciò che i suoi occhi esprimevano: e si infiammava per ogni ingiustizia, difendendo chiunque contro chiunque prevaricasse, e veniva punita sempre più duramente. Una lotta solitaria, la sua, perché nessuno osava avvicinarla, per timore di ritorsioni o anche solo per la sua stramberia. Ogni gioco diventava sempre meno divertente, e sempre più crudele. Fu così che un giorno, quando vide le fiamme e ne intuì il potere distruttivo, le nacque un desiderio ardente di liberarle. E lo fece. La ritrovarono sotto la cenere, l'unica sopravvissuta all'incendio. Scappò dalle mani dei 'pompieri', se allora si potevano definire tali, e andò dai suoi genitori adottivi, dimenticando di non essere loro figlia, grazie a tutto ciò che le diedero.
Fu così che si chiamò Sear, come 'bruciare', il nome derivato dall'odio; e 'Greyson', il nome derivato dall'amore, perché il cognome dei suoi genitori, che erano tali non per genetica, né per legge, ma per amore.
[12/10/2014]
Qui sì che c'erano cattive persone. Ai bambini venivano richiesti continui lavoretti, in cambio di grida e botte, magri pasti e scomodi letti. Lei, comunque, non parlava mai. Piangeva, e sopportava ogni pugno, ogni cinghiata, ogni sera passata nel letto con gli occhi sgranati, insonne per la fame. Non ribatteva... se non con lo sguardo. Non aveva un nome, ma i suoi occhi la rendevano inconfondibile: era come se potessero dare fuoco a chiunque guardasse. Anche volendo, non riusciva a controllarli, scatenando la ferocia di tutti gli animi vendicativi, che la tacciavano di insolenza e gliela facevano pagare duramente.
Ma crebbe in fretta, e con lei le sue ferite, la sua rabbia... la sua voglia di distruggere tutto. Cominciò a dire ciò che i suoi occhi esprimevano: e si infiammava per ogni ingiustizia, difendendo chiunque contro chiunque prevaricasse, e veniva punita sempre più duramente. Una lotta solitaria, la sua, perché nessuno osava avvicinarla, per timore di ritorsioni o anche solo per la sua stramberia. Ogni gioco diventava sempre meno divertente, e sempre più crudele. Fu così che un giorno, quando vide le fiamme e ne intuì il potere distruttivo, le nacque un desiderio ardente di liberarle. E lo fece. La ritrovarono sotto la cenere, l'unica sopravvissuta all'incendio. Scappò dalle mani dei 'pompieri', se allora si potevano definire tali, e andò dai suoi genitori adottivi, dimenticando di non essere loro figlia, grazie a tutto ciò che le diedero.
Fu così che si chiamò Sear, come 'bruciare', il nome derivato dall'odio; e 'Greyson', il nome derivato dall'amore, perché il cognome dei suoi genitori, che erano tali non per genetica, né per legge, ma per amore.
[12/10/2014]
lunedì 4 settembre 2017
Tristezza
Oggi mi sento... triste.
Un piccolo gesto mancato, un piccolo fallimento, qualcosa di mai visto in una persona che ci è accanto. E tutto ciò che abbiamo costruito vola via fra le nostre dita, soffiato via dall'impotenza, dalla delusione, dall'insicurezza, sempre nascoste in un angolo dentro di noi che aspettano il momento giusto per poter piombare sulle nostre speranze e farle a pezzi. Sono codarde, aspettano che ci distraiamo. E noi abbiamo paura, perché non sappiamo come evitarle. Così cerchiamo di proteggerci dal mondo nel silenzio, sotto le coperte, indossando maschere, sentendo che la nostra pelle non basta. Eppure dovremmo esserci abituati.
Eppure evitiamo chiunque.
Eppure potrebbero essere la nostra salvezza.
Ma la paura instupidisce.
Uscire dalla tristezza è una lotta. Per la precisione, una lotta che non ci si sente la forza di fare. Spesso la tristezza diventa così profonda che non ci si può riuscire senza applicazione, di sé e di altri. Ed è un peccato, perché la vita è piena di sorprese belle quanto di sorprese brutte... per ogni bugiardo c'è una ragazza che ti aiuta a trasportare il bagaglio per i gradini, per ogni approfittatore c'è una persona che ti accompagna alla fermata giusta, per ogni ladro c'è qualcuno che ti regala un giochino o un fiore, per ogni assassino c'è una donna che dà vita, per ogni stupratore c'è un uomo gentile... per ogni lutto c'è un caro che ti sta accanto, per ogni perdita un ricordo che invece non se ne andrà mai. Non si possono colmare i vuoti né cancellare i traumi, ma si può sempre ricordare che qualcosa di bello c'è, che c'è sempre un motivo per sorridere e andare avanti.

Anche qui: https://www.wattpad.com/story/89051726-oggi-mi-sento
Un piccolo gesto mancato, un piccolo fallimento, qualcosa di mai visto in una persona che ci è accanto. E tutto ciò che abbiamo costruito vola via fra le nostre dita, soffiato via dall'impotenza, dalla delusione, dall'insicurezza, sempre nascoste in un angolo dentro di noi che aspettano il momento giusto per poter piombare sulle nostre speranze e farle a pezzi. Sono codarde, aspettano che ci distraiamo. E noi abbiamo paura, perché non sappiamo come evitarle. Così cerchiamo di proteggerci dal mondo nel silenzio, sotto le coperte, indossando maschere, sentendo che la nostra pelle non basta. Eppure dovremmo esserci abituati.
Eppure evitiamo chiunque.
Eppure potrebbero essere la nostra salvezza.
Ma la paura instupidisce.
Uscire dalla tristezza è una lotta. Per la precisione, una lotta che non ci si sente la forza di fare. Spesso la tristezza diventa così profonda che non ci si può riuscire senza applicazione, di sé e di altri. Ed è un peccato, perché la vita è piena di sorprese belle quanto di sorprese brutte... per ogni bugiardo c'è una ragazza che ti aiuta a trasportare il bagaglio per i gradini, per ogni approfittatore c'è una persona che ti accompagna alla fermata giusta, per ogni ladro c'è qualcuno che ti regala un giochino o un fiore, per ogni assassino c'è una donna che dà vita, per ogni stupratore c'è un uomo gentile... per ogni lutto c'è un caro che ti sta accanto, per ogni perdita un ricordo che invece non se ne andrà mai. Non si possono colmare i vuoti né cancellare i traumi, ma si può sempre ricordare che qualcosa di bello c'è, che c'è sempre un motivo per sorridere e andare avanti.

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domenica 3 settembre 2017
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